Comunicare col tuo animale, con gli occhi

Quando io e il mio cane ci guardiamo negli occhi, mi sembra di vedere la sua anima, è così intenso quello che ci raccontiamo che non lo so nemmeno descrivere.

L’attenzione dei ricercatori si rivolge sempre più allo studio del comportamento, della mente, delle emozioni, della personalità degli animali. Le ricerche si concentrano soprattutto sui primati come ad esempio Koko, seguita da Panny Patterson che da quando aveva un anno, col linguaggio dei segni conosce e usa oltre 1000 parole e ne capisce 2000! Ha spopolato sul web il video in cui dice ”Io sono gorilla, io sono i fiori, gli animali. Io sono natura. Koko ama uomo. Koko ama Terra. Ma uomo stupido. Koko dispiace, Koko grida. Tempo fretta. Aiutare la Terra! Presto! Proteggere la Terra. Natura ti osserva. Grazie" (vedi il video)

Gli studi riguardano comunque tutto il mondo animale, tesi a intercettare una miriade di emozioni profonde, ancora poco conosciute che si manifestano in gesti, posture e sguardi.
«Gli occhi sono lo specchio dell’anima» e sono la comunicazione con l’altro tramite una vastissima variante di espressioni. Gli occhi cambiano continuamente dimensione e direzione, le palpebre si declinano in un linguaggio fondamentale per noi umani (e non solo per noi) capace di trasmettere ai nostri interlocutori le emozioni e le sensazioni che viviamo.


 


L’evoluzione della specie ha selezionato come si muovono gli occhi, quanto sono grandi le pupille, il colore del bulbo oculare, per differenziare e rendere efficaci gli sguardi e la vista. Nella storia evolutiva prima erano ammassi cellulari sensibili alla luce, poi occhi sempre più complessi capaci di vedere colori e immagini, fino ad arrivare a occhi che “vedono” altri occhi.
Il bulbo oculare bianco, presente in alcune specie oltre che nella nostra, ci permette di percepire anche i minimi movimenti dell’occhio e di conseguenza anche le espressioni che si generano.
Ci sono anche molti animali che hanno occhi finti che servono a ingannare il nemico, come ad esempio quelli su bellissime ali di farfalla, o sulla parte posteriori di alcuni pesci o di altri animali, sono trucchi messi in atto dalla selezione naturale per salvaguardare la specie.

Il nostro cane ci guarda sempre negli occhi e da lui possiamo imparare a coglierne l’umore, a interpretare le sue intenzioni. I suoi occhi non sanno mentire, il suo sguardo corrisponde esattamente a quello che prova.
La pupilla non è mai indifferente a ciò che vede. Secondo le ricerche, la pupilla è componente essenziale dello sguardo ed elemento centrale della comunicazione visiva.
In seguito a una serie di esperimenti sugli esseri umani si notò che le pupille si allargano o si restringono a seconda del tipo di immagine che vedono, in base al piacere, al disgusto, alla paura che suggeriscono.

Ecco che nella comunicazione non verbale la dilatazione o la contrazione della pupilla diventano indicative di gradimento o di repulsione o paura. Questo non solo per gli esseri umani, sono infatti stati osservati gatti che a parità di luce modificano la dimensione delle pupille davanti al cibo. Se si dilatano le pupille ci troviamo dunque in una situazione legata al piacere, se le pupille sono contratte ci si trova in una situazione di pericolo o di aggressività.

Oltre allo sguardo nel comunicare col nostro animale e in particolare con il nostro cane sono importanti anche il tipo di vocaboli utilizzati, l’intonazione, il volume della voce, il ritmo, ma anche la postura del corpoTutti segnali che lui sa interpretare perfettamente.
Impariamo da lui allora!

Lui ha dalla sua parte anche un’olfatto estremamente sviluppato che gli permette di captare i nostri stati d’animo in relazioni a segnali chimici che gli giungono dal nostro corpo.
Lui ci sa capire perfettamente e ci comunica ogni sua intenzione attraverso la posizione della testa, delle orecchie, degli occhi come abbiamo già visto, della bocca, con la posizione del corpo della coda e della zampe. Oltre che con guaiti, abbaiando, ringhiando o uggiolando.
Dobbiamo cercare però di essere coerenti, se gli diamo degli ordini lo faremo da in piedi, se vogliamo giocare con lui saremo accovacciati.

Guardiamo insieme uno schema su come comunicare con il nostro amico a quattro zampe:

Come teniamo il corpo?
- Busto inclinato in avanti: approccio dominante e minaccioso
- Verticale: neutra
- Busto inclinato indietro: approccio sottomesso

Come ci avviciniamo al cane?
- In maniera diretta verso testa o fianco del cane: approccio dominante e minaccioso
- Indirettamente, aggirando il cane e avvicinandosi a lui posteriormente: approccio amichevole

Come lo guardiamo?
- Direttamente negli gli occhi del cane: provocazione al combattimento
- Verso la groppa: sguardo dominante
- Sguardo persistente: approccio dominante o invito al combattimento
- Sguardo intermittente: tregua o sottomissione o approccio amichevole

Per quanto riguarda il rapporto non verbale è il caso di citare quello tra uomo e cavallo. In passato i cavalli venivano usati per il lavoro nei campi e nelle fattorie. Oggi, belli e potenti, sono diventati amici dell’uomo. Tra cavallo e uomo, infatti si instaura un rapporto speciale di fiducia.

I cavalli danno tantissimi segnali per comunicare lo stato d’animo, per esempio mettendo giù le orecchie per esprimere la rabbia o muovendo la coda bruscamente per esprimere irritazione o agitazione. Ugualmente il cavallo percepisce le intenzioni dell’essere umano osservandone la postura percepisce se è una minaccia e dal contatto fisico percepisce lo stato d’animo.

Un mondo (quello animale) da cui imparare tanto.